Visitare Petra, una delle Sette Meraviglie del mondo

La nostra prima giornata in Giordania durante il FamTrip con le Travel Blogger Italiane è stata sicuramente intensa: sveglia alle quattro per salire sul nostro volo per Amman, circa quattro ore in aria e poi, dopo aver toccato terra e aver sbrigato le pratiche per l’ingresso nel Paese, circa tre ore di tragitto per addentrarci nel cuore del Wadi Rum; dopo una serata splendida, un’altra sveglia presto e un’emozionante passeggiata in dromedario per assistere all’alba nel deserto, eccoci di nuovo in moto. Ma sebbene l’esperienza nel Wadi Rum mi abbia travolta più di quanto mi aspettassi prima della partenza e ne stessi ancora gustando i ricordi sulla via per la nostra prossima meta, ero certa che la visita a Petra non avrebbe mai potuto non destare emozioni equivalenti se non maggiori… e non sono stata delusa!
Si teme spesso che, quando si attende qualcosa con ansia, si finisca per rimanere delusi dal confronto tra realtà e aspettative: nel mio caso Petra era un sogno nel cassetto che mi frullava per la testa da anni e anni, in attesa un giorno di venirne fuori. Era ovviamente uno dei principali motivi per cui avevo deciso di partire per questo viaggio (per cui credo chiunque scelga di partire per la Giordania), e accedere al sito archeologico, insinuarsi nell’imponente siq che si dipana sinuoso per oltre un chilometro, curva dopo curva, è stato tutto un crescendo… fino all’apparizione della magnifica facciata del Palazzo del Tesoro, scavato nella roccia rosata, che ha sorpreso e incantato tutti.
Perché per quanto si può sognare questo momento, posso garantirvi che non sarà mai come trovarsi fisicamente di fronte a questo miracolo di ingegneria risalente a centinaia di anni fa, che è solo la punta di diamante di un sito sterminato e ricco di decine di altre meraviglie, altrettanto belle e interessanti, che non basterebbero due o tre giorni per visitare approfonditamente per intero.

Vi racconto le emozioni della mia prima volta al cospetto delle bellezze di questo gioiello archeologico e vi lascio alcune informazioni utili per organizzare la vostra visita in questo luogo stupendo e senza tempo, non per niente dichiarato non solo Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1985, ma anche una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno nel 2007 (per la cronaca, le altre sono: il Colosseo nella nostra Roma, la Grande Muraglia in Cina, il Taj Mahal in India, Chichen Itzà in Messico, la remota Machu Picchu in Perù e la statua del Cristo Redentore di Rio, in Brasile – oltre alle Piramidi di Giza in Egitto, ottava meraviglia “ad honorem” in quanto uniche tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico a essere ancora in piedi. Voi quante ne avete già visitate e quali vorreste vedere dal vivo?).

Un po’ di storia

La Petra che tutti conosciamo oggi è stata in passato una ricca città, capitale dell’impero nabateo e resa da questo antico popolo un importante snodo per i commerci con vari territori limitrofi e altre popolazioni del bacino mediterraneo.
I nabatei erano una popolazione originariamente nomade che si è spinta verso il cuore dell’attuale Medio Oriente dalla penisola araba intorno al VI secolo a.C., stanziandosi poi in un ampio territorio che abbracciava molti degli attuali Paesi di questa regione, di cui Petra divenne il fulcro. Fu un impero piuttosto ricco e potente, che fu annesso all’Impero Romano durante il regno di Traiano, all’inizio del II secolo d.C.
Il dominio romano non comportò un vero e proprio declino per la città; al contrario, come in altri casi in cui i romani inglobarono popoli di cui ammiravano l’avanzamento sociale, urbanistico e culturale, l’annessione dei territori nabatei favorì un ulteriore sviluppo in termini di costruzione di edifici e di realizzazione di nuove vie commerciali. In questo frangente, Petra venne innalzata allo status di metropoli, sebbene col tempo la sua rilevanza commerciale andò un po’ scemando.

In seguito a diversi terremoti, tuttavia, la città finì con lo spopolarsi gradualmente nell’arco dei secoli e, dal primo Medioevo a inizio Ottocento, se ne trovano solo sparute menzioni nei testi storici. La conquista ottomana non sembra aver apportato grossi cambiamenti a questa situazione, dal momento che i nomadi del posto avevano iniziato a nutrire la convinzione che i resti della città fossero infestati dagli spiriti e se ne tenevano quindi alla larga.

La riscoperta del sito di Petra si deve, in epoca moderna, a un esploratore svizzero (Johann Ludwig Burckhardt), che riuscì a superare la diffidenza locale presentandosi in vesti arabe e conquistando la fiducia degli abitanti del posto, che gli rivelarono quindi la posizione di questo luogo misterioso e perso nel tempo, situato nelle profondità di una gola rocciosa impenetrabile che ne ha nascosto la vista a chiunque per secoli e secoli. Tuttora, fermarsi in un punto panoramico lungo la via per Wadi Musa e ammirare la valle dall’alto rivela solo un intricato labirinto di pietra, che non lascia neanche lontanamente presagire che proprio oltre quei percorsi si trovi la ricchezza archeologica e architettonica che ci rimanda al periodo d’oro dell’impero nabateo.

Per diversi decenni il sito di Petra è tornato a essere abitato, con la popolazione beduina locale che si è stabilita all’interno delle costruzioni scavate nella roccia che un tempo furono usate come monumenti funerari. È solo in tempi recenti, quando nel 2007 Petra è stata nominata una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno, che il governo giordano ha deciso di espropriare queste famiglie e creare per loro un altro villaggio, appena fuori dal perimetro del sito archeologico, dove trasferirsi. Le ex-abitazioni dei beduini sono state quindi liberate, rendendo il sito a tutti gli effetti un luogo votato al turismo, ma ai beduini (molti di cui nati e cresciuti in quelle strutture di pietra oggi aperte ai visitatori) è stato concesso di rimanere a popolare il sito durante il giorno, offrendo i loro servizi di passaggi a dorso di mulo o cavallo o gestendo i loro chioschi e le loro bancarelle strabordanti di oggettistica e souvenir di ogni genere.

La visita passo passo e cosa non perdere

Appena passato il Visitor Center, si devono affrontare circa 700 metri di camminata senza punti all’ombra prima di infilarsi nella gola rocciosa, quindi se si viaggia in periodi caldi è meglio iniziare la visita piuttosto presto la mattina.
L’ingresso è anche il punto di uscita, quindi il percorso all’interno non sarà un cerchio: a un certo punto, per lasciare il sito, si dovrà tornare sui propri passi, quindi se si visita Petra nel pomeriggio è bene calcolare i tempi per tornare al punto di partenza prima dell’orario di chiusura.

Lungo il primo tratto, in leggera pendenza (quindi leggermente in salita al ritorno), si iniziano già a vedere alcune delle strutture scavate nella roccia realizzate dall’antico popolo nabateo, perlopiù tombe e monumenti funerari che ricordano vagamente le strutture analoghe realizzate dagli etruschi, di cui la cosiddetta Tomba degli Obelischi è forse l’edificio più notevole per via delle decorazioni a forma di pinnacoli (che ricordano, appunto, degli obelischi egizi).
Da quando ci si addentra nel siq, bisogna percorrere circa altri 1200 metri circa prima che questo stretto canyon dia spazio alla “piazza” dominata dall’edificio del Khasneh, ovvero il famoso “Tesoro”.

Sebbene camminando lungo questa gola si tenda perlopiù a rimanere concentrati sull’obiettivo, ovvero la facciata del Tesoro che potrebbe apparire da un momento all’altro voltando la prossima curva, devo dire che la trepidazione con cui tutti noi abbiamo vissuto l’avvicinarci a quel momento non ci ha impedito di godere anche dell’incredibile bellezza naturale di quel luogo, un profondo canyon nato da movimenti tellurici che hanno spaccato la roccia, poi modellata dagli agenti atmosferici fino a creare quelle morbide pieghe che mi hanno un po’ ricordato, sebbene in scala più grande, l’Antelope Canyon in Arizona.
Ad appassionarci, in questa fase del percorso, sono stati anche i racconti della nostra guida Akram, che ci ha fatto scoprire dettagli che, da soli, forse avremmo trascurato o non avremmo neanche notato: le mura costruite come dighe nelle vie che tagliano trasversalmente la strada principale all’interno del siq, le rocce curiosamente modellate a forma di animale, le tante sfumature nella roccia che in molti punti non è solo del rosa e dei toni caldi che siamo soliti associare alle foto di Petra, ma presenta anche striature azzurre, grigiognole e verde acqua. E poi le condutture scavate direttamente nella roccia, in alcune sezioni ancora in parte coperte da piastrelle di terracotta, e i resti ormai quasi del tutto erosi dal tempo di statue intagliate nell’arenaria, linee quasi impercettibili se non si ha qualcuno a indicartele.

L’arrivo al Tesoro lascia decisamente senza parole: una facciata di quel caratteristico rosa che è emersa scavando nella parete di roccia per un’altezza di quasi 40 metri.
Il nome di questo edificio (che per intero è Khasneh al-Firaun, ovvero “il Tesoro del Faraone”) deriva da una leggenda che vuole che lo scrigno nella parte alta della facciata fosse in realtà un’urna contenente un prezioso tesoro. Per questo motivo, la facciata presenta oggi dei fori realizzati da colpi d’arma da fuoco, sparati in passato nella speranza di distruggere quella teca e poter mettere le mani sugli oggetti preziosi al suo interno.
A rendere questa struttura meravigliosa, oltre alla stessa sovrapposizione di stili architettonici che si ritrova anche in molti altri edifici all’interno del sito, per via dell’alternarsi delle popolazioni che hanno dominato la città di Petra nell’arco dei secoli, è proprio quest’aura misteriosa e quasi mistica data da leggende popolari (e in parte forse cementificata anche grazie a vari prodotti multimediali come film che vedono il Tesoro di Petra protagonista di vicende sovrannaturali: come dimenticare, ad esempio, la sua apparizione in Indiana Jones e l’ultima crociata?). Nella realtà, tuttavia, il Tesoro non nasconde alcun cimelio pari al Sacro Graal: sebbene ad oggi l’ingresso non sia consentito ai visitatori, la nostra guida ci ha assicurato che l’interno è perlopiù spoglio, se non per qualche scultura e bassorilievi incisi nella roccia… l’esterno è quindi decisamente più appariscente e monumentale dell’interno.
Poter ammirare questa vista imponente e splendida da così vicino, potersi fermare a osservare ogni singolo dettaglio scolpito nella facciata senza spintonarsi con decine di altri visitatori, è stato un privilegio inestimabile! Ancora non riesco a credere alla tempistica fortunata che abbiamo avuto, ma a un certo punto mi sono trovata con letteralmente nessuno, se non due dromedari accovacciati a terra, tra me e l’entrata del Tesoro: un momento irripetibile!

La nostra visita prosegue da qui addentrandoci ancora di più nel sito archeologico, prendendo la strada sulla destra del Tesoro e procedendo lungo una via delimitata da altre tombe scavate nella roccia, alcune a livello stradale e altre che vediamo in alto sulla destra incastonate nelle pareti rocciose, in alcuni casi dai soffitti impreziositi da striature naturali di colori talmente vividi che neanche un artista avrebbe potuto realizzarli: solo la mano della natura poteva creare qualcosa di così perfetto e bellissimo!
Ci fermiamo lungo la via, con vista verso le Tombe dei Re in lontananza, in uno dei vari chioschetti che servono bibite e snack. Qui, dalla parte opposta della strada, è anche possibile usufruire di altri servizi igienici.

Passiamo davanti all’enorme semicerchio del Teatro, chiaro lascito del periodo di dominazione romana, e proseguiamo poi finché la strada non curva.
Da qui la nostra guida ci lascia per proseguire parte della visita al nostro passo e soffermarci sui punti di maggiore interesse per ciascuno di noi… ma la stanchezza comincia a farsi sentire! Abbiamo passato circa cinque ore all’interno del sito archeologico, io personalmente sono riuscita a spingermi a circa metà della Strada dei Colonnati, ammirando resti di vari templi lungo la via, ma per poter arrivare in tempo all’uscita senza forzare troppo sulle gambe già pesanti ho dovuto fare dietrofront più o meno all’altezza dei resti di un enorme arco.

In futuro, quando riuscirò a tornare a Petra per un’altra visita, vorrei assolutamente cogliere l’occasione per percorrere uno dei tanti sentieri che si inerpicano in salita verso alcune delle monumentali tombe scavate nella roccia e visibili dal fondo della valle. Sicuramente, una cosa che avrei tantissimo voluto vedere (ma sarà per la prossima volta) è il Monastero (o Al Deir), un altro edificio funerario così denominato perché, in epoca bizantina, i cristiani lo usarono temporaneamente per funzioni sacre e al suo interno sono state rinvenute diverse croci in pietra.
Questo edificio è situato in un punto estremamente remoto, che si raggiunge proseguendo lungo la via principale che attraversa il sito e dirigendosi poi in salita, addentrandosi tra pareti di roccia e con alcune sezioni del percorso scavate per creare dei gradini, fino a trovarsi di fronte a questa imponente facciata che, sebbene meno ornata, ricorda per stile quella del Tesoro, pur essendo più ampia della prima e dominando il resto del sito dall’alto anziché incastonato nelle profondità di una gola. Un altro punto decisamente suggestivo che non vedo l’ora di avere l’occasione, spero presto, di ammirare anche dal vivo!

Info utili

Orari di apertura e costo
Il sito di Petra è aperto tutto l’anno dalle 06:00 di mattina alle 19:00 (nei mesi invernali fino alle 16:00).

L’ingresso ha un costo diverso a seconda se si dimostra o meno di soggiornare per almeno una notte in Giordania, e di non visitare quindi soltanto Petra attraversando il confine in giornata.
Per visitatori che passano almeno una notte in territorio giordano il costo è di 50JOD (circa 60€) per un solo giorno, 55JOD (circa 67€) per due giorni e 60JOD (circa 73€) per tre giorni. Gli ingressi per più giorni sono validi per visite svolte in giornate consecutive tra loro.

Se si acquista il Jordan Pass online prima dell’arrivo in Giordania (raccomandato perché, oltre all’ingresso a Petra, comprende l’accesso a molti altri interessanti siti e attrazioni in tutto il territorio nazionale, compresi Jerash e il Wadi Rum, nonché il visto per l’ingresso nel Paese), si può scegliere già in quel frangente di aggiungere un eventuale giorno alla propria visita a Petra: il Jordan Pass base (Wanderer) ha un costo di 70JOD (circa 85€) e le due versioni con supplemento per ingresso di due o tre giorni consecutivi a Petra (Explorer ed Expert) costano rispettivamente 5 e 10JOD in più. Potete trovare maggiori informazioni a riguardo sul sito ufficiale.

Petra by night
Si tratta di uno spettacolo in cui dopo il calare del sole il sito archeologico viene illuminato da decine di candele, creando un’atmosfera a dir poco suggestiva, e la serata si anima con balli tipici.
Questo spettacolo si svolge tre volte a settimana (il lunedì, il mercoledì e il giovedì) e dura circa un paio d’ore, dalle 20:00 alle 22:00. Non è possibile prenotare l’ingresso online, ma si può acquistare direttamente in loco a un costo equivalente a circa 20€ a persona.
Noi non abbiamo avuto modo di parteciparvi perché siamo stati a Petra di domenica, pare sia uno show piuttosto turistico ma, trovandovi in zona proprio in uno di quei tre giorni, potrebbe comunque valere la pena includerlo nel vostro itinerario anche solo per poter godere della vista del Tesoro in una veste del tutto inedita.

Con o senza guida?
Come già accennato, per noi avere una guida ha fatto senz’altro la differenza: si può tranquillamente esplorare il sito archeologico di Petra anche in autonomia, il percorso è inequivocabile e non c’è pericolo di perdersi… ma ci sono così tanti piccoli dettagli che permettono di approfondire la conoscenza di questo luogo, letteralmente ogni pietra ha una storia dietro, e credo che non avere modo di scoprire queste informazioni renda la visita completa solo a metà.

Servizi all’interno del sito e qualche avvertenza
Al Visitor Center, all’ingresso, sono presenti i servizi igienici e si trova un’area per lo shopping di souvenir e non solo. Se vi siete dimenticati di portare un cappello (o una kefiah) con cui proteggervi la testa in un’assolata e calda giornata estiva, oppure se volete rifornirvi con delle bottigliette d’acqua prima di iniziare il percorso, questo è quindi il punto buono per farlo. È possibile trovare delle toilette anche a metà del percorso, dopo aver passato il Tesoro.
Come detto, la strada per raggiungere il punto d’interesse forse più famoso all’interno del sito è di quasi 2km, a cui vanno aggiunti poi gli ulteriori chilometri che da lì si diramano in diverse direzioni, a seconda di dove si vuole arrivare (fino a 8km per il Monastero). Se si vuole raggiungere il Tesoro in maniera alternativa (o se ci si trova a visitare Petra per la seconda volta e si vuole “riprendere da dove si è lasciato” senza ripercorrere un’altra volta lo stesso tratto di strada a piedi), appena superato l’ingresso si trovano alcuni beduini che offrono un passaggio a cavallo, a dorso di mulo o a bordo di piccole golf-car. È possibile usufruire di tali servizi anche a metà strada, se si cambia idea: incontrerete moltissimi di questi ragazzi a cavallo che vi offriranno (alcuni in maniera più insistente di altri) di scortarvi a punti remoti come il Monastero senza fatica.
Per quanto siate tentati, il consiglio della nostra guida è stato di essere molto fermi nelle risposte: niente tentennamenti quindi, se si ha anche solo un dubbio meglio dire “no” che avanzare un titubante “forse” o “più tardi”. Risposte decise, o non ve li scollerete più di dosso… io e le mie compagne di viaggio ne sappiamo qualcosa! 🙂
Stessa cosa vale per i gestori delle bancarelle lungo la strada e, naturalmente, per i bambini che si accalcheranno per offrirsi di farvi delle foto aspettandosi poi una piccola offerta in cambio.
Se non si è abituati a sopportare una certa insistenza il tutto potrebbe risultare fastidioso, ma posso dirvi che se siete stati in luoghi celebri ed estremamente turistici come il Foro Romano o Pompei non troverete nulla di tanto diverso: da una parte i beduini che cercheranno di rifilarvi a tutti i costi una kefiah quasi infilandovela in testa contro la vostra volontà, dall’altra i venditori ambulanti che provano a mettervi a tutti i costi tra le mani un pezzo di roccia lavica del Vesuvio o le comparse in costume da gladiatore che si offrono per dei photo-shoot.

Nonostante la nostra visita a Petra abbia occupato un intero pomeriggio e ci abbia permesso di ammirare alcuni dei luoghi più iconici al suo interno, come già menzionato basta guardare una cartina per capire che con un solo ingresso si gratta solo la superficie di ciò che questo immenso sito ha da offrire.
È stata comunque un’altra giornata a dir poco piena (per un resoconto più completo anche delle interessantissime tappe intermedie, delle hotel inspection e molto altro vi rimando all’articolo della mia compagna di viaggio Silvia di Viaggiare Zaino in Spalla), ma per cui non ho sentito vera e propria stanchezza finché non mi sono finalmente stesa a letto dopo cena: c’era semplicemente troppo da vedere e da ascoltare per potermene accorgere prima. Voltare l’angolo in quella gola e veder comparire quel celebre profilo scavato nella roccia è stata un’emozione indescrivibile, ma quello che non mi aspettavo e che mi ha riempito ancora di più gli occhi è stata la ricchezza del resto del sito archeologico: avevo letto in molti articoli che il Tesoro è solo la struttura più fotografata, ma che c’è infinitamente di più da scoprire a Petra, ma finché non ci si mette piede non ci si rende davvero conto dell’effettiva estensione e della moltitudine di dettagli che questo gioiello nasconde in bella vista.

Sono andata a dormire (presso l’Old Village Resort, un suggestivo albergo diffuso non lontano dall’ingresso del sito archeologico che mi è davvero piaciuto moltissimo e di cui potete trovare traccia tra le storie in evidenza dedicate alla Giordania nel mio profilo Instagram) con la testa che ancora frullava di immagini a tinte rosa e arancione e un’immensa soddisfazione interiore… a dispetto dello stress fisico!

Per fortuna, però, ad attenderci il giorno successivo c’era una giornata decisamente più votata al relax. Se vi va, nelle prossime settimane vi poterò a scoprire il lato giordano del Mar Morto, le caratteristiche di questo luogo unico al mondo e alcuni dei migliori alberghi in cui alloggiare per poter godere appieno del vostro soggiorno all’insegna del benessere.

Se siete indecisi e volete una top 3 dei motivi per visitare la Giordania (e una buona ragione per andarci proprio in questo periodo) vi rimando a questo articolo della mia compagna di viaggio Virginia di Travel Gudu.
E se invece state già pensando di volare in Giordania e ammirare la bellezza senza tempo di Petra ma non sapete da dove cominciare, contattatemi pure senza impegno per organizzare insieme il vostro itinerario personalizzato!

16 pensieri su “Visitare Petra, una delle Sette Meraviglie del mondo

  1. Pingback: Il Wadi Rum dal tramonto all’alba: l’emozione del deserto giordano, in tutte le sue sfumature – All Roads Lead From Home

  2. Pingback: La Giordania che non mi aspettavo - secondo giorno -

  3. Concordo con te che visitare Petra con una guida faccia davvero la differenza per godersela e apprezzarla al meglio. Avrei trascorso volentieri un giorno in più per esplorare magari altri percorsi del sito o arrivare al celebre Monastero. Speriamo ci sia un’altra occasione!

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    1. A chi lo dici! Sulla carta sono state un bel po’ di ore che abbiamo passato lì dentro, eppure c’è ancora così tanto che avrei voluto vedere per cui decisamente neanche un giorno intero avrebbe potuto essere abbastanza! Però lasciarsi indietro qualcosa è sempre un buono stimolo per riprogrammare un nuovo viaggio di approfondimento 🙂

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  4. Un sogno finalmente realizzato e averlo visto con Akram ha contribuito all’approfondimento della visita, peccato non essere riusciti a vedere il Monastero ma d’altronde è un sito così grande che richiederebbe più tempo, motivo per tornare in questo splendido paese

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    1. È vero, senza la nostra mitica guida probabilmente avremmo apprezzato solo una frazione della grandiosità di questo sito. E sì, è stato un vero peccato non essere riusciti ad arrivare al Monastero, bisognerà rifarsi! 😉

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  5. Pingback: Galleggiare sul Mar Morto e fare canyoning nel Wadi Mujib: da relax a adrenalina in pochi minuti! – All Roads Lead From Home

  6. Devo ammettere che sono rimasta con il fiato sospeso mentre camminavo nel siq in attesa che la gola si aprisse per svelare il Tesoro. Ma sono rimasta impressionata anche e soprattutto dal quanto questo sito fosse enorme. Credevo che il tesoro di Petra fosse il Tesoro (e lo è, non fraintendermi) e non mi aspettavo, invece, di essere così colpita dalla grandiosità del sito. E’ stato un privilegio poter visitare questo luogo quasi senza turisti, eppure mi è rimasta la voglia di trascorrerci dei giorni, a fare trekking ed esplorare tutto ma proprio tutto ciò che Petra ha da offrire.

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    1. Hai espresso perfettamente la sensazione che ho provato anch’io (e che penso non si possa non provare mentre ci si avvicina allo sbocco della gola)… e come poi si finisca inevitabilmente per sentirsi piccolissimi nello scoprire che c’è così tanto di più da vedere, che il Tesoro è come hai giustamente detto tu un vero gioiello ma, quando ci si addentra nel sito, si rimane colpiti dal fatto che non è la cosa più stupefacente, solo la più celebre!
      Ti (e ci) auguro di tornare presto e completare l’esplorazione… stavolta anche con le nostre metà che hanno dovuto saltare l'”avanscoperta” 😉

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    1. È vero, anche se forse è in parte proprio tutto questo mistero a dispetto della grandezza delle opere che ci hanno lasciato che li rende un popolo così affascinante da scoprire. Anche solo la storia di come il sito di Petra è stato scoperto da Burckhardt, dovendo “mescolarsi” tra i locali per guadagnare la loro fiducia e così farsi dire l’esatta localizzazione di un luogo altrimenti impenetrabile, perché totalmente invisibile dall’esterno (incredibile nonostante l’estensione!), l’ho trovata davvero intrigante 🙂

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    1. A chi lo dici! È stata davvero la realizzazione di un sogno, anche per me arrivata completamente inaspettata in un periodo in cui non avrei immaginato di riuscire a concretizzare neanche il più insignificante dei progetti… e invece eccoci qua! Credo la cosa più bella sia stata proprio il fatto di vivere questa emozione in uno dei momenti della mia vita in cui avevo più bisogno di una simile “scossa”, e vivere questo momento insieme a tutte voi è stato un piacere per me 🙂

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    1. Sono d’accordissimo, una guida è davvero importante… e una in gamba come la nostra è decisamente un plus 🙂
      Anche per me Petra era un sogno da tempo: che bel modo di realizzarlo finalmente! ❤

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