Weekend in Valtellina: 5 cose da non perdere

Fra cinque anni l’Italia tornerà a essere, come nel 2006, protagonista delle Olimpiadi Invernali. Ma nonostante la dicitura “Milano – Cortina” assegnata a questi Giochi, molte delle competizioni si svolgeranno anche nel territorio della splendida Valtellina, in provincia di Sondrio e decisamente più vicina al capoluogo lombardo rispetto a Cortina d’Ampezzo.
Ho avuto modo di scoprire questa zona, la sua offerta sciistica (sicuramente di estensione inferiore rispetto ad altre destinazioni che mi è capitato di frequentare più spesso per settimane bianche, perlopiù in Trentino e Alto Adige, ma per nulla carente a livello qualitativo) e le sue meraviglie sulla tavola da bambina con i miei genitori; l’ho poi riscoperta con piacere da adulta accompagnandoci dei gruppi di viaggiatori americani.
Nonostante la relativa vicinanza a Milano e alcune vere e proprie chicche che offre, la Valtellina non si è tuttavia ancora imposta come destinazione del turismo di massa montano, e ciò fa sì che una vacanza qui significhi non dover dividere la bellezza naturalistica e i luoghi di interesse storico e culturale con centinaia di altri visitatori. Qui si trova attenzione al turista ma non quella sorta di affanno che molte località hanno iniziato a patire, c’è cordialità da parte delle persone del posto e si respira autenticità nei paesini che punteggiano la vallata.

Grosio in Valtellina

Il mio consiglio è ovviamente approfittare di questi anni prima che, potenzialmente, arrivi una maggiore attenzione legata appunto alle Olimpiadi Invernali 2026. Suggerirei di dedicare diversi giorni a questi luoghi, che hanno una grandissima varietà di attività da offrire, ma per cominciare vi propongo qualche idea tra cui scegliere per trascorrervi un bel weekend (magari vi trovate per caso a Milano per lavoro e volete rilassarvi un paio di giorni fuori città, oppure avete in programma un giro tra i laghi lombardi e state pensando di estendere il soggiorno intorno al Lago di Como più verso le Alpi).

Ecco quindi 5 cose da non perdere in Valtellina:

1) Tirano: palazzi, santuari e percorsi tra le vigne

Tirano è il paese in cui generalmente pernotto con i gruppi che accompagno in Valtellina, quindi ho avuto modo negli ultimi anni di girovagare un po’ e scoprirne anche gli angoli più caratteristici.
Un centro che, con i suoi quasi 9.000 abitanti, è uno dei più grandi della zona ma che regala un’atmosfera raccolta e rilassata.
Il fiume Adda, che attraversa il paese, separa idealmente la parte più “moderna” dal centro storico. In quest’ultima parte è possibile trovare gli scorci più suggestivi: è piacevole semplicemente passeggiare per le vie pedonali, attraversare i ponticelli, fermarsi accanto a un vecchio lavatoio o addentrarsi nei portici di antiche residenze come Palazzo Merizzi.
Accanto alla chiesa parrocchiale di San Martino si può trovare anche il vecchio oratorio, ora allestito a mercatino dell’usato da un gruppo di volontarie gentilissime con cui è un piacere fermarsi a fare due chiacchiere.
Da non perdere Palazzo Salis, qui vicino, un palazzo nobiliare del Seicento di cui è possibile visitare sia il giardino che le eleganti sale interne (sempre meglio ricontrollare gli effettivi orari di apertura sul sito ufficiale).

Vista del Santuario della Madonna di Tirano da Santa Perpetua

Appena si arriva in paese si viene accolti dall’imponente Santuario della Madonna di Tirano, il più importante centro religioso della Valtellina: una chiesa rinascimentale del XVI secolo internamente ricca di decorazioni in pieno stile barocco, incluso l’altare in marmo nero di Varenna e un massiccio organo con oltre 2.000 canne dalla struttura lignea riccamente intarsiata. Si dice che il santuario sia stato costruito nel punto in cui, all’inizio del Cinquecento, un pastore del posto ricevette una visione della Madonna. Il punto esatto dell’apparizione è tuttora contrassegnato da una cappella all’interno della chiesa (la prima sulla sinistra), un luogo commovente per via della presenza di foto e messaggi che chiedono sostegno per persone amate sofferenti o pregano per familiari scomparsi.
Dalla piazza di fronte al santuario parte uno dei diversi sentieri naturalistici che si possono percorrere qui intorno: si attraversa un arco, poi si passa dall’altra parte del fiume e a quel punto si inizia a risalire un percorso a zigzag tra splendidi vigneti terrazzati, fino a raggiungere il complesso della chiesetta di Santa Perpetua.
Questa struttura dell’XI secolo, tecnicamente una foresteria adibita a ospitare viandanti e pellegrini in viaggio tra il Nord Italia e la Germania, è oggi chiusa per gran parte del tempo (tranne che per poche funzioni settimanali) ma è possibile sbirciare dentro dalle fessure sulla porta. Il suo fascino viene sicuramente dalla posizione che occupa ancora prima che dalla storicità: il complesso (raggiungibile, volendo, anche in macchina da una strada diversa… ma volete mettere la soddisfazione alla fine della scarpinata?) domina infatti il Santuario sottostante da circa un centinaio di metri sopra il resto del paese.

2) Il Trenino del Bernina: tutto quello che c’è da sapere

Merita una voce a parte una delle principali attrattive di Tirano. Dal piazzale delle stazioni del paese si può infatti accedere a due linee ferroviarie: quella italiana, che collega Tirano a Milano, e quella delle Ferrovie Retiche, da cui parte il celebre Trenino del Bernina.
Questo treno percorre una tratta panoramica di circa 60km, che permette di raggiungere in circa due ore e mezza complessive il capolinea opposto di St. Moritz, attraversando la Val Poschiavo e l’alta Engadina e superando passi alpini a oltre 2.200 metri di altitudine.
La linea ferroviaria del Bernina, la più alta in Europa a non usare la cremagliera (un meccanismo a ruota dentata), è un vero gioiello dell’ingegneria ed è stata dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2008 in quanto esempio di ferrovia panoramica che si fonde armonicamente con il paesaggio di alta montagna che attraversa.
Si può scegliere di acquistare un biglietto di andata e ritorno lo stesso giorno oppure pernottare all’altro capolinea e rientrare il giorno successivo: la scelta dipende molto da cosa si desidera esplorare nell’arco del viaggio. Molti semplicemente si godono la vista per l’intero tragitto senza mai scendere, altri decidono di organizzare le soste meticolosamente per salire e scendere dal treno a diverse stazioni (il biglietto consente questa possibilità, l’unica accortezza da tenere a mente è assicurarsi di scegliere un treno della stessa tipologia, perché una prenotazione su treno panoramico consente di salire su un treno standard ma non è possibile il contrario senza pagare il necessario supplemento).

Personalmente ho viaggiato sul Trenino del Bernina almeno otto volte negli ultimi tre anni in compagnia dei miei gruppi ed è sempre stata un’esperienza emozionante, ho visto gli stessi paesaggi illuminati dai vividi colori estivi e addormentati sotto una coltre di neve che li rendeva quasi magici. Quale stagione scegliere quindi? Difficile a dirsi perché dipende molto da che tipo di paesaggio si apprezza di più a livello personale e dal tipo di attività che si vuole fare (consiglio, per quest’ultima cosa, di spulciare bene il sito ufficiale perché ci sono informazioni sulle varie fermate e sulla chiusura di alcune attrazioni nei mesi invernali).
Noi siamo sempre stati accompagnati da una guida esperta della linea che aggiunge molto all’esperienza, perché si scoprono un sacco di curiosità e informazioni utili sia sulla linea ferroviaria e la sua storia che sulle aree che si attraversano dal punto di vista storico, religioso, linguistico e culturale. Sul treno è presente un interfono che fornisce solo informazioni basilari sulle varie fermate e cosa presentano, ricordando inoltre se si tratta di fermate fisse o a richiesta (per cui in caso di interesse è necessario premere il pulsante e prenotare la discesa); capisco che prenotare una guida per solo una coppia possa essere una grossa spesa, ma già per un piccolo gruppo è un’aggiunta che consiglierei, perché può aiutare anche a organizzare le escursioni intermedie.

Vi riporto infine qui di seguito alcune delle domande a cui mi capita più spesso di rispondere quando preparo il viaggio sul Treno del Bernina per i miei gruppi:

  • È importante portare un documento? La prima fermata dopo Tirano è già in territorio svizzero, per questo motivo la stazione del treno è una sorta di dogana. Non ci sono controlli continui come all’aeroporto ma possono capitare controlli a campione così come sul treno durante il viaggio, quindi avere con sé un documento d’identità è assolutamente necessario. Aggiungo anche che, qualora non si abbia un piano tariffario apposito, è consigliabile togliere la connessione dati dallo smartphone prima di partire e riattivarla non prima di essere rientrati in stazione: la Svizzera infatti, non appartenendo all’UE, non ha azzerato i costi di roaming e anche ricevere un messaggio su Whatsapp potrebbe significare spendere un bel po’ del proprio credito residuo!
  • Dove conviene sedersi, a destra o a sinistra? I gruppi con cui viaggio me lo chiedono spesso, la risposta è: non cambia molto! Per compensare la mancanza di cremagliera, infatti, il treno procede a un’ascesa graduale grazie a sistemi come i viadotti elicoidali. Spesso, quindi, uno splendido panorama degno di una foto si trova sul lato destro del treno solo per riapparire sul lato sinistro appena superato un tunnel. Per non farsi mancare nulla un’idea potrebbe essere occupare un posto sullo stesso lato del treno sia all’andata che al ritorno, così si è certi di godere al massimo della vista a 360°.
  • Quale carrozza scegliere? Personalmente, potendo scegliere, suggerirei delle carrozze vicino alla testa o vicino alla coda del treno, non perfettamente a metà, semplicemente per una questione estetica: al momento di percorrere il viadotto di Brusio o altri tratti circolari della linea è possibile scattare una foto che comprenda anche parte del capo opposto del treno.
  • Meglio il treno standard o l’express? Anche in questo caso dipende dal programma che si vuole seguire: il Bernina Express (o “treno panoramico”) parte solo 3 o 4 volte al giorno, mentre il treno standard (“di linea”) è più frequente, c’è circa una partenza all’ora. Quest’ultimo impiega più tempo ad arrivare a destinazione perché ferma a tutte le stazioni: se si viaggia sull’espresso si deve quindi consultare prima l’orario per assicurarsi che una stazione di proprio interesse non sia tra quelle in cui il treno non ferma (e, per dire, molte delle mie fermate preferite non sono incluse dall’espresso). Il primo è detto treno panoramico perché offre carrozze con vetrate ampie e a cupola, ma a differenza del treno di linea queste non possono essere aperte. Il paesaggio è quindi lo stesso ma, in generale, io mi sono sempre trovata bene anche senza pagare il supplemento della carrozza panoramica, anche perché abbassando i finestrini nelle carrozze di linea (sempre assicurandosi prima di non dare così fastidio a eventuali altri passeggeri) le foto sono splendide lo stesso… e si è certi di non avere riflesso!
  • Fermate consigliate? Altra bella domanda: sono tutte fermate stupende e interessanti, ciascuna a modo suo, quindi dipende molto dai propri gusti. I paesi di Poschiavo e Pontresina, insieme a St. Moritz, sono le fermate più adatte a chi vuole fare un giretto in un centro abitato (quest’ultimo anche per dedicarsi a un po’ di shopping… notoriamente drena-tasche!). Per ammirare il Lago di Poschiavo le fermate da scegliere sono invece Miralago o Le Prese (si può scendere a una, passeggiare costeggiando il lago e risalire all’altra), mentre ad un’altitudine ben superiore (i 2.253 metri s.l.m. di Ospizio Bernina, il punto più alto della linea ferroviaria) si raggiungono i due caratteristici laghi Bianco e Nero, particolari perché nonostante la vicinanza appartengono in realtà a due bacini idrografici diversi (il primo riversandosi verso sud da un affluente all’altro fino all’Adda, quindi al Po e infine al Mar Mediterraneo, il secondo fluendo verso nord fino al bacino del Danubio e quindi, infine, confluendo nel Mar Nero). Fermate interessanti dal punto di vista naturalistico possono essere Cavaglia, con il vicino Giardino dei Ghiacciai e le sue “Marmitte dei Giganti”, e Alp Grüm, in posizione panoramica a oltre 2.000 metri di altezza, entrambe collegate da percorsi trekking in mezzo ai boschi. Con i miei gruppi scendo in genere a Diavolezza, dove la funivia che parte da vicino la stazione consente di raggiungere circa 3.000 metri di altezza e ammirare il panorama circostante e il vicino ghiacciaio Morteratsch dal rifugio a fine corsa.

3) Grosio e il Parco delle incisioni rupestri

Poco più di 4.400 abitanti, Grosio è un paesino più piccolo di Tirano ma altrettanto pittoresco, situato a circa un quarto d’ora di strada da quest’ultimo.
Anche qui girare per il centro storico è incantevole, si trovano scorci caratteristici a ogni angolo e qualche luogo di interesse degno di una visita. Tra questi il Museo del Costume Tradizionale, perfetto per immergersi nella tradizione locale attraverso gli abiti folkloristici, e la splendida casa-museo Villa Visconti Venosta, restaurata dal Marchese Emilio Visconti Venosta nella seconda metà dell’Ottocento e di cui è possibile visitare i giardini e il piano nobile, con il piano terra occupato invece oggi dalla Biblioteca civica (aperta al pubblico e che a me è piaciuta molto come location).
Girando per il paesino accompagnata da un residente, ho avuto modo anche di entrare nella Latteria Sociale, struttura situata direttamente dietro la piazza principale (su cui si affaccia il Comune) in cui si produce il tipico Grana Grosino, realizzato con latte rigorosamente locale fornito giornalmente dai soci della latteria: una realtà davvero interessante. Sempre durante questo giro abbiamo avuto modo di farci aprire la Chiesa di San Giorgio, in quel momento chiusa, dal custode che si trovava lì vicino, e sebbene abbia potuto dargli solo uno sguardo rapido posso dire che è un’altra fermata che consiglierei: lo stile riprende quello tipico del tardo medioevo/primo rinascimento valtellinese, sono presenti numerosi affreschi sia fuori che dentro la chiesa e l’interno conserva anche bellissimi altari lignei intagliati e un ossuario, che purtroppo però io personalmente non ho avuto modo di vedere in quell’occasione.
La principale attrattiva di Grosio, al di là del fascino senza tempo del paesino in sé, è però il Parco delle incisioni rupestri situato appena fuori dal centro: meno famoso del non lontano parco analogo in Valcamonica (quello dichiarato sito UNESCO), il sito di Grosio presenta però al suo interno una delle più grandi superfici rocciose incise da petroglifi preistorici in tutto l’arco alpino, ovvero la cosiddetta Rupe Magna. La visita al Parco delle incisioni rupestri di Grosio può portare via da una a due ore, a seconda di quali sezioni si vogliono esplorare e con quale attenzione, ma consiglierei di approfondire quanto possibile perché le guide che conducono le visite sono davvero esperte ed entusiaste e permettono di scoprire un sacco di curiosità sulla natura dei diversi graffiti e a quale periodo possono essere fatte risalire in base al soggetto che rappresentano. Inoltre la visita del Parco include, oltre alla zona dei petroglifi, i due castelli medievali (quello di San Faustino, risalente al nono secolo e ora quasi completamente in rovina, e il cosiddetto Castello Nuovo, eretto sul finire del Trecento e la cui struttura è ancora in ottimo stato e se ne può visitare anche il cortile interno) e l’Antiquarium.
Per gli appassionati, da Grosio si può partire per risalire la montagna fino al Passo del Mortirolo, celebre tappa del Giro d’Italia.

4) Teglio e San Rocco: i pizzoccheri dal campo alla tavola

Teglio, comune di poco meno di 4.500 abitanti, sorge nella parte della Valtellina che curva leggermente, così che fin dai tempi antichi dalla cima dei suoi poco più di 850 metri di altitudine il centro permettesse di monitorare quasi l’intera vallata in entrambe le direzioni. Per via della rilevanza logistica pare infatti che questo sia il paese da cui deriva il toponimo della valle (Vallis Tellina).
Prima ancora di fare un giro nel centro di Teglio, proporrei un’esperienza che faccio generalmente con i gruppi che accompagno, ovvero salire oltre il paese fino alla piccola frazione di San Rocco. Questo centro di appena poco più di 100 abitanti offre una vista panoramica mozzafiato sulla vallata sottostante e le Alpi Orobie che lo fronteggiano. I residenti sono persone deliziose e socievoli (particolarmente curiose quando si trovano davanti un gruppetto di americani!), attraverso il piccolo borgo si passa in mezzo alle case con le cataste di legna ammassate all’esterno, i davanzali decorati di fiori colorati e i fontanili di una volta. Superata la piccola chiesetta che dà il nome alla frazione, si seguono poi le indicazioni per il Mulino Menaglio, lungo una strada non asfaltata che si addentra nel bosco fino a raggiungere questo luogo isolato che sembra uscito da una favola. L’edificio faceva parte di una catena di mulini che scendevano fino a valle, di cui questo è rimasto l’unico ancora funzionante, acquistato dall’amministrazione comunale qualche anno fa per recuperarlo e farlo diventare un mulino sociale, ma anche una sorta di museo del grano saraceno. Alcuni ambienti interni del mulino sono infatti stati adibiti a spazi espositivi, in cui si descrive il processo di coltivazione, raccolta e lavorazione di questo grano (che è alla base di quasi tutte le ricette tipiche valtellinesi) e sono esibiti strumenti tradizionali. Al piano di sotto invece è possibile osservare la macina al lavoro, mossa dalla ruota esterna che gira grazie allo scorrere del torrente Rogna.
Per le visite è necessario effettuare una prenotazione tramite l’ufficio del turismo di Teglio oppure (per questa e altre esperienze su tutto il territorio, compresa una giornata sul Trenino del Bernina) affidarsi ad agenzie turistiche locali come Visit Valtellina.

Una mezza giornata abbondante tra San Rocco e Teglio consente di seguire il percorso del grano saraceno dal campo alla tavola perché nel paese principale è presente, tra le altre cose, l’Accademia del Pizzocchero, associazione nata per mantenere viva la tradizione di questo piatto tipico e delle altre specialità valtellinesi e trasmetterla alle nuove generazioni (e ai visitatori che lo desiderano). Nel centro di Teglio si possono infatti visitare edifici storici come il quattrocentesco Palazzo Besta, dagli splendidi affreschi rinascimentali e che include anche l’Antiquarium Tellinum, e resti di castelli medievali come la Torre de li Beli Miri, simbolo del borgo situata in posizione panoramica… ma è un bel piatto di pizzoccheri che non si può lasciare queste zone senza aver provato! Pasta a base di grano saraceno dalla forma che somiglia a delle fettuccine corte, servita con patate, verza, formaggio Casera e parmigiano… ovviamente condita da una colata di burro fuso! Un piatto ricco e ristoratore, specialmente nelle fredde giornate invernali. Un vero tripudio di sapori locali e nessun posto come Teglio (“Patria del Pizzocchero”) è adatto a introdurre a questa delizia.

5) Bormio e Livigno: imperdibili per gli amanti dello sci e non solo

Queste due sono certamente destinazioni tutt’altro che sconosciute, soprattutto la seconda grazie al suo status di località extradoganale (non si pagano le accise su prodotti come alcol, profumi, tabacchi e benzina, rendendoli quindi particolarmente appetibili… occhio però a non riempirsi il bagagliaio: ci sono controlli all’uscita dal paese!).
Penso però valga comunque la pena inserirle perché, al pari delle altre menzionate, sono località molto caratteristiche, piacevoli da esplorare in estate e, dal momento che offrono la scelta più completa a livello di impianti sciistici all’interno della Valtellina (senza quindi sconfinare in Svizzera), anche in inverno.
Bormio, a poco più di 1.200 metri di altitudine, è situata nel Parco Nazionale dello Stelvio e si trova all’interno di una sorta di conca circondata dalle alte montagne, che rende l’ambiente piacevole e ideale per dedicarsi ad attività sportive invernali ma anche al ciclismo e al trekking; il centro presenta inoltre stazioni termali che rendono la località ideale anche per gli amanti del relax. Il centro è arricchito da architetture tipiche che richiamano il medioevo e il primo rinascimento, come le varie chiese o la torre civica, e che rimandano al passato di Bormio come crocevia per il commercio tra Nord Italia e le aree transalpine.

A Livigno invece sono stata la prima volta in settimana bianca con la mia famiglia nell’anno in cui stavo preparando gli esami di maturità (lo ricordo bene perché sono partita piena di belle speranze con un paio di raccoglitori ad anelli con cui puntavo a concedermi dei momenti di studio ogni tanto il pomeriggio… raccoglitori che, come era facile immaginare, hanno invece semplicemente fatto un viaggio di qualche centinaio di chilometri per poi ritrovarsi a prendere polvere accanto al davanzale della mia stanza d’albergo senza mai venire aperti). Ho quindi sperimentato l’accoglienza di questa località nel solo periodo invernale e devo dire di essermi trovata bene: la mattina sciavamo (un paio di giorni salendo fino ai circa 3.000 metri di Carosello 3000) e nel pomeriggio ci dedicavamo a esplorare il paese, che ha guadagnato il suo status di zona extradoganale come “compensazione” per l’estremo isolamento che ha caratterizzato la cittadina almeno fino agli anni Cinquanta, quando il Passo del Foscagno è stato reso finalmente agibile anche nei mesi invernali.
Come detto però, nonostante la zona franca invogli un turismo più mirato agli acquisti, è bene informarsi prima sulle quantità dei vari beni acquistabili che è consentito riportare a casa, per evitare di incorrere in multe salate al rientro.

***

Una visita in Valtellina non sarebbe poi completa senza essersi messi a tavola a gustare i suoi prodotti locali: dalla bresaola ai formaggi, dai vini ai piatti a base di grano saraceno. La prossima settimana vorrei quindi portarvi alla scoperta delle specialità culinarie valtellinesi e darvi qualche suggerimento su dove mangiare.
Intanto attendo di sentire i vostri suggerimenti, se siete anche voi amanti della splendida Valtellina e ci siete già stati: siete d’accordo con i miei consigli su cosa non perdere o aggiungereste altro? E se non siete mai stati… fatemi sapere se vi ho incuriositi e cosa vorreste scoprire andandoci.
Alla prossima!

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